la vita è piena di eventi imprevedibili
di cui attendevamo notizia.
con il sorriso nelle labbra
la vita raramente ci appartiene.
Così le nostre filosofie non sono adatte a rendere una vita migliore,
ma piuttosto a renderci migliori nella vita.
Vorrei sentire, ora, parole belle,
dette di fianco.
E carezze tra i capelli. Girandomi,
senza trovare il sonno,
trovarti,
come si trovano le belle sorprese,
o i giochi nel cesto dei giochi.
Ti sveglierei, di certo,
dopo aver pensato
come confondere dispetti e capricci,
sull'altro fianco.
Come si trovano molliche di pane,
sparso sul letto,
o in fila, come chi vuol esser cercato.
o ancora, perso,
sparso di fila per ritrovare la via.
gioco nel cesto dei giochi
e insieme, pegno che paga carezza.
di pelle
che il divenire fra mani ricama,
e corpi
che acerbo amore disveste,
e odori
(sperma e sangue)
che l’una accoglie,
e macchia
di nuovo umore.
promessa sponsale,
di creta, in carne trasmette.
guance mancine,
su crinali lillà soffiati
diversamente volti
mantice
ai fianchi offerti in dono
evocano riti di primavera.
dondolo di bacinudi
tra polline verde e litanie d'amore scoscese.
come cercare (sogno in un pagliaio)
pungente rosamarina
et disarmante alleg(o)ria
in trasudati occhi
d'incompassione arsura
sogno ballato
tempo che inclina!
nuova-mente affiora
carne, paglia, ragione
ombra di paura
rosso di*vino
mio corpo vivo.
Picchia in palmo l'una, poi l'altra
il crepitio che dibatte le foglie
e dimena d'intorno un verde bagnato sapore dell'aria
gemina l'estiva attesa,
presa maldestra di stagione promessa
goccia sull'incavo solco di ruga affianco la bocca,
che intriso passato di pioggia disegna
ed ora dischiude in sorriso.
Se solo riuscissi a non abbandonarmi all'idea di essere migliore degli altri,
(forse) potrei esserlo davvero.
- A questo mondo o si è nulla o ci si perde per un non nulla -
apologia del pragmatismo americano
la filosofia non è l'approfondimento e la ricerca del senso della vita o della morte,
ma del senso dei prossimi cinque minuti.
Ed abbiamo solo cinque minuti per pensarci su.
Lasciar fare
è il modo migliore per assicurare a noi stessi
un'appena sufficiente indipendenza dall'odio e dall'amore.
Un'adeguata distanza ci consente di lasciar dire.
Cerchio i tondi sul selciato
-mia consuetudine d’immagine-
e assedio musica d’intorno.
Solo dietro quell’angolo varco la breccia.
In questo, invece,
in-viso d’aria fredda appena l’estate
(la birra è nel boccale)
e incenso pieno di tabacco arrotolato.
è attesa di ora nel Pigneto,
seguono secondi
che ad uno ad uno sgrano.
scorre parola su filo
maschera incontro, lega trama
-lingua tattile ordito nel passo-
poi telo disfa / ricompone poema
e scompare com'era venuta.
(...) è metrica in un tac.
un muscolo disteso e insieme attento,
è resa da passione insonne.
è mano inerte e molle.
scioglie bocche di gelato sciolto,
profumo di sottogonne ar cioccolato.
appena mantecato de fumi d'ogni cosa,
ammanta in der palato e lingua schiocca,
e batte. e duole.
è mano inerte e molle che d'improvviso muove.
corre il tempo. e di più quando è prossimo al traguardo di convenzione.
In genere vince chi arriva primo.
a capodanno tutti quelli che vedo arrivano insieme; come in un orgia a sincrono grida, l'ordalia, l'unico orgasmo all'esito del conto alla rovescia.
Ed io, curioso, sperimento per l'anno che segue, o quello che precede, adesso non ricordo, lo stesso meccanismo erotico a due con la mia donna: dieci, nove, otto, sette (..) sperando nel benigno effetto al seguito dell'uno. ma niente che s'accompagni allo zero può essere degno di nota di favore.
Anche alla roulette, lo zero ho sempre passato per separato in casa. a mezza strada tra il rosso comunista e il nero opposto, tra il pari delle ripicche ricevute e rese, e l'impari confronto da cui uscivo con me medesimo al tuo cospetto, ignobile puttana.
L'anno che verrà (?) non saprei dire.
Nel 40simo che precedeva, di questo ne son certo, ero seduto alla destra del Padre mio e vostro. Piume si staccavano dalle mie spalle, e luce m'avvolgeva (…).
Poi devo aver detto qualcosa di imprudente.
Un attimo basta a separarmi,
uno ancora per espirare.
Due in tutto.
In punta di piedi si tocca la terra,
e in punta si leva.
Un respiro più lungo degli altri,
uno solo.
e poi ritorno con te.
Chiedete e vi sarà dato. Date, e vi sarà chiesto ancora.
(…) sono entrato in donne, senza che io fossi lì.
né come sia accaduto, ti saprei riferire.
Io sono specchio, questo sì,
luna che riverbra luce altrui, e si fa bella.
A raccontare ciò che si vive
è quasi come vivere, per chi racconta,
fascino del corpo morto.
è sogno ad occhi aperti, per quanti ascolta.
La sera, miglior riposo dalle fatiche,
che dalle calure di questi giorni mi concedi tregua.
Premia la sera l’anima mia,
di baci tuoi e di tuoi abbracci.
Premio di sera, quando ti vedo
dolcissima creatura,
ovunque mi porterai a festeggiare.
le gambe spiegate a disegnare un compasso inverso.
Dalle caviglie tese, puntano i piedi tremanti
sollevati appena sopra le lenzuola.
Fermi i suoi occhi.
E tutte e due mani a stringermi la testa,
a ché la bocca mia bevesse il suo profumo,
ed il suo odore mi prendesse il corpo.
Così morivo nel darle il suo piacere a cazzo duro.
Se solo le donne potessero parlare
(…) anche le mura presterebbero l’orecchio.
Ed il brusio del primo accenno,
nell’eco del rimbalzo,
assumerebbe, ne son certo,
accezione della miglior magniloquenza.
Degna ancora, della replica di quella che,
solo l'attimo prima,
argomentava il suo brusio rivolta al muro.
Lungo i viali vuoti,
tra filari di alberi d'uomo,
la terra non fa un balzo.
i passi corrono uguali.
Tutto è immobile,
come dopo un tumulto.
appena dentro, passioni confuse.
parlerò di te, e delle urla che sento.
forti, decise.
arrivano al centro che esse stesse disegnano.
non c'era un centro prima,
lo fanno loro, sempre nuovo,
ovunque mi colpiscono.
col centro appena fatto,
muta anche il mio equilibrio,
ed il nuovo appena nato si sposta,
cambia, diviene vecchio.
il nome mio scritto da te,
diventa tutt'a un tratto la tua voce.
la sento nelle orecchie,
che per l'occasione,e solo per quell'attimo,
si fanno entrambe il mio centro nuovo.
un centro mio perfetto.
Le luci, i fischi, un botto ed ancora,
gli auguri, buon anno, gli auguri, buon anno.
Ti vedo in frammenti tra tutta la gente:
qui gli occhi, quì un cuore, in tanti pezzetti.
Ti cerco, ed ancora la gente,
persone, vestiti, le scarpe, i rumori,
gli abbracci, i saluti, gli auguri.
E dicono: vedrai che bell’anno! tra i soldi e il lavoro.
E dicono: e il segno? Che segno? Ridiamo?
Ti vedo in frammenti: qui gli occhi, quì un cuore.
Una mano accarezzo, una bocca che bacio,
ti vedo in frammenti: qui gli occhi, quì un cuore,
in tanti pezzetti, di mani, di odori.
(…) profumano di femmina d'autunno dolce,
di vino novello,
stordiscono chi incautamente allunga il naso
per gustarne, anticipando la gola, il sapore (…).
(…) che tutti gli altri manchino quanto vogliono,
ma tu, non mancarmi mai.
Quanto sei bella Monica,
che della sensibilità ti fai vestito
prezioso di merletti e di ricami.
che con femminilità ti spogli
aprendo la tua anima alla vista
dell’uomo che, per sua fortuna, ha l’occhi giusti
per poter guardare.
Un ordine apparente,
soltanto di facciata,
e teso unicamente a ciò che si vede in superficie.
E' questo ciò che rende invalicabile
la distanza che si pone ormai da tanto tempo,
tra ciò che sono e il mondo immobile che è stato costruito.
Prodotto di consumo per chi spolvera soltanto
e afferma che è già tutto pulito.
Per quanto mi riguarda,
la linea che c'è tra l'essere pensante e la follia deviante
è a dir poco, sottile.
Così com'è sottile il filo sul quale danzo
ad uso d'una platea distratta
cercando il mio equilibrio ed il mio mondo.
Piccola mia,
il primo è sempre il primo, e nun c'è dubbio.
Ma chi ariva dopo, er primo lo cancella.
E scrive come na matita sopra un fojo bianco,
na storia nova fatta de poesia in rima.
Piccola mia, la storia de n'amore nuovo
cancella sempre la storia che è venuta prima.
Così sò lusingato pè esse stato io er primo,
ma so convinto che in amore vince chi tra tutti t'avrà avuto dopo,
o mejo: tra tutti vince, chi t'avrà per sempre.
Se se potesse, quindi, vorei fa a cambio
lasciando a n'artro sto primato
e nà volta almeno vorei arrivà pe ultimo,
così pè ultimo potrei amà ed esse amato.
L’albero elegante, mistura colori,
per (una) metà verde di primavera,
e giallo d’autunno per l’altra,
mi regalava, complice il vento,
una neve di foglie cadenti.
Ognuna a suo modo,
nella discesa danzante, girotondo di bimbi festanti,
si baciano, si toccano, si scambiano di posto l'una con l’altra.
Poi, tutte insieme si posano.
e nel cerchio trovano pace.